«Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» ~ Mt 13, 52

La narrativa è, nella sua massima espressione, vera e propria teologia: indagine del fine ultimo dell'uomo: Dio. In questa sezione mi prefiggo (o mi diverto!) di dimostrare come sia possibile compiere opere di esegesi cristiana anche per mezzo di storie e narrazioni apparentemente profane, fino allo studio vero e propria dell'arte del racconto. Naturalmente, non potevo esimermi dal dedicare un ampio spazio a Tolkien, che mai come nessun altro riuscì ad usare la potenza del racconto mitico quale strumento sublime di comprensione della realtà. Credere fermamente nei propri racconti non è un solo un modo per amplificare la sospensione dell'incredulità, ma un percorso spirituale per imparare a scorgere, in quello che più si racconta dal profondo dell'anima, la Verità che ognuno di noi è capace di riconoscere se libero dall'errore filosofico della mediocrità. Quest'ultima è superficialità e tiepidezza.

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. ~ Apocalisse 3, 15-16